ALDROVANDI Ulisse (1522-1605)

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OPERA OMNIA

Specifiche

  • Autore:

    ALDROVANDI Ulisse (1522-1605)

  • Titolo:

    OPERA OMNIA

  • Luogo: BOLOGNA
  • Editore: Giovanni Battista Bellagamba a spese di Francesco de Franceschi; G.B. Bellagamba; Vittorio Benacci; Sebastiano Bonomi; Niccolò Tebaldini; Clemente Ferroni; N. Tebaldini; Giovanni Battista Ferroni; G.B. Ferroni
  • Data: 1599; 1600; 1603; 1602; 1606; 1613; 1616; 1621; 1637; 1640; 1642; 1648; 1668
  • Formato: 13 volumi In-folio (mm 350x235 ca.)
  • Cfr. Bibliografico: Cfr. F. Govi, "I classici che hanno fatto l'Italia", Milano, Regnani, 2010; Nissen IVB 18; ZBI 66; ZBI 68; ZBI 70; ZBI 72; ZBI 76; ZBI 78; ZBI 74; ZBI 77; ZBI 75; Arnold Arboretum p.33; BM(NH) I, p.27; Hunt 306; Nissen BBI 14.

Prezzo: € 70.000,00



Descrizione prodotto

Legatura settecentesca in piena pergamena rigida con unghie di protezione; al dorso, doppio tassello, arancione e verdone con autore, titolo dell'opera generale, titolo del volume  e data in oro; tagli blu. Legature omogenee e dalle dimensioni uniformi, interno volume di dimensioni variabili di qualche centimetro.  Vol. I "Ornithologiae hoc est de avibus historiae libri XII", Bologna, Giovanni Battista Bellagamba a spese di Francesco de Franceschi, 1599: frontespizio figurato con doppio timbro di provenienza composto da stemma nobiliare con le lettere S.P.B.C.N, saranno identici per i volumi a seguire;  18 pagine non numerate; 1 tavola fuori testo, incisa al verso con bel ritratto dell'autore;  893-(1b.)-(56).  Vol. II, "Ornithologiae tomus alter", Bologna, G.B. Bellagamba, 1600: frontespizio figurato con doppio timbro; 1 tavola fuori testo con ritratto dell'autore inciso  al recto; 18 pagine non numerate, timbro alla prima-(2 p. bianche);  862-(30) pagine numerate; mancanza della carta bianca tra pagina 862 e la prima non numerata di Indici. Vol. III "Ornithologiae tomus tertius ac postremus", Bologna, G.B. Bellagamba, 1603:  frontespizio figurato; 8 pagine non numerate con timbro sulla prima, 1 tavola fuori testo con, al verso, ritratto inciso;  560, (24) pagine numerate; le pagine 97-98  e 107-108 sono entrambe ripetute,  in luogo delle pagine 99-100 e 105-106, che risultano così mancanti . Vol. IV, "De animalibus insectis libri septem", Bologna, G.B. Bellagamba, 1602: frontespizio figurato con timbro di possesso; 8 pagine non numerate con timbro alla prima; 1 tavola fuori testo incisa con il ritratto dell'autore al verso;  767-(1 b.)-(44) pagine numerate. Vol. V, "De reliquis animalibus exanguibus libri quatuor", Bologna, G.B. Bellagamba, 1606, (in fine 1605): frontespizio figurato con timbro di possesso; 4 pagine non numerate con timbro alla prima; 1 tavola fuori testo con inciso il ritratto dell'autore al verso;  593 [i.e. 595, numerosi errori di numerazione]-(29) pagine numerate. Vol. VI, "De piscibus libri V", Bologna, G.B. Bellagamba, 1613: frontespizio figurato con parziale timbro di possesso al margine inferiore; 4 pagine non numerate con timbro alla prima;  372 [i.e. 732, errori di numerazione], (26) pagine numerate; manca l'ultimo foglio con il Registro e data 1612. Vol. VII, " De quadrupedibus solidipedibus", Bologna, Vittorio Benacci, 1616: frontespizio figurato; 6 pagine non numerate; 495- (1b.)-832 pagine numerate. Vol. VIII, "Quadrupedum omnium bisulcorum historia", Bologna, Sebastiano Bonomi, 1621: frontespizio figurato con timbro parziale al margine inferiore; 10 pagine numerate con timbro alla prima; 1040- (12) pagine numerate; errori di numerazione. Vol. IX, "De quadrupedibus digitatis viviparis libri tres, et de quadrupedibus digitatis oviparis libri duo", Bologna, Niccolò Tebaldini, 1637: frontesizio figurato con timbro laterale; 6 pagine non numerate;  718 [i.e. 716], (16) pagine numerate, errori di numerazione; le pagine 41-42 e 43-44, ripetute in luogo delle pagine 29-30 e 31-32, che risultano mancanti. Vol. X, "Serpentum, et draconum historiae libri duo", Bologna, Clemente Ferroni, 1640, (in fine 1639): occhietto con timbro; frontepsizio figurato con timbro parziale al margine inferiore, 6 pagine non numerate; 427-(1b.)- (30) pagine numerate; errori di numerazione; mancanza della sesta carta dei preliminari e dell'ultima carta, bianca.  Vol. XI, "Monstrorum historia cum Paralipomenis historiae omnium animalium", Bologna, N. Tebaldini, 1642: frontespizio figurato con timbro parziale al bordo inferiore; 6 pagine non numerate con timbro alla prima; 748-(28) +  159-(1b.)-(6), mancanza dell'ultima carta, bianca. Vol. XII " Musaeum metallicum in libros IIII distributum", Bologna, Giovanni Battista Ferroni, 1648: frontespizio figurato, 4 pagine non numerate con timbro alla terza; mancanza di una carta bianca; 979-(13) pagine numerate. Vol. XIII "Dendrologiae naturalis scilicet arborum historiae libri duo", Bologna, G.B. Ferroni, 1668, (in fine 1667): occhietto; frontespizio figurato, 8 pagine non numerate;  660-(52) pagine numerate. I vari frontespizi calcografici sono per lo più opera di G.B. Valesio e G.B. Coriolano e recano sovente le armi o il ritratto del dedicatario del volume. Nel testo di ogni volume vi sono poi svariate migliaia di illustrazioni xilografiche.  Esemplare complessivamente in buone condizioni, oltre alle segnalate mancanze: Volume I, sporadiche fioriture, alcune carte in lieve ossidazione; volume II, sporadiche fioriture, diverse carte in lieve ossidazione; volume III, sporadiche fioriture, piccola gora all'angolo inferiore esterno a poche carte; volume IV, a pag. 361, lacuna all'angolo inferiore, integrato da restauro, lontano dal testo, sporadiche fioriture, poche carte lievemente ossidate, in particolare verso i due terzi del volume; volume V, piccola lacuna all'angolo inferiore di pagina 221 e 415, lontano dal testo; sporadiche fioriture; volume VI, a pagina 127, lacuna al margine laterale con integrazione da restauro, non tocca il testo; volume VII, lievi arrossature a poche carte; volume VIII, poche carte lievemente ossidate;  volume IX, diverse carte in lieve ossidazione; volume X, sporadiche fioriture, ossidazioni uniformi alla prima parte del volume; volume XI, sporadiche fioriture, alcune carte lievemente ossidate; volume XII, sporadiche fioriture, poche carte lievemente ossidate. Opera molto rara a trovarsi completa di tutti e 13 i volumi.

 
Cfr. F. Govi, "I classici che hanno fatto l'Italia", Milano, Regnani, 2010: PRIMA EDIZIONE di tutti e tredici i volumi che formano questa monumentale enciclopedia del mondo naturale, la più vasta ed accurata mai realizzata fino ad allora. Di questi solo i primi cinque uscirono mentre l’autore era ancora in vita; i restanti otto volumi, finanziati da Girolamo Tamburini e Marco Antonio Bernia, furono pubblicati nell’arco di oltre cinquant’anni per le cure dei vari studiosi, tra cui Giovanni Cornelio Uterverio (discepolo dell’Aldrovandi e suo successore alla cattedra dei semplici e alla direzione dell’Orto botanico bolognese), Thomas Dempster, Bartolomeo Ambrosini e Ovidio Montalbani. Le singole parti dell’opera a stampa dell’Aldrovandi andarono incontro a molte edizioni (non soltanto in Italia) lungo tutto il corso del Seicento. Esse rappresentano solo una minima parte della sterminata raccolta di manoscritti, erbari, matrici xilografiche e disegni (oltre trecento volumi), che l’autore produsse durante la sua vita e che, dopo la sua morte, lasciò in eredità al Senato bolognese insieme al materiale del suo museo (reperti zoologici, mineralogici, botanici ed etnografici).  Il museo dell’Aldrovandi, oggi conservato presso la Biblioteca Universitaria di Bologna, superò per quantità e qualità tutte le più famose raccolte del tempo, come quelle di Ferrante Imperato e Francesco Calzolari. Per decenni esso fu meta di studenti, naturalisti e personaggi illustri d’ogni parte d’Europa, come attestato tra l’altro dal catalogo dei visitatori stilato in gran parte dallo stesso Aldrovandi. Oltre che nel reperimento e nella catalogazione del materiale museale, che lo scienziato bolognese si procurò attraverso scambi con altri naturalisti e, soprattutto, durante le numerose escursioni da lui compiute sull’Appennino tosco-emiliano, all’Isola d’Elba e sul Monte Baldo vicino Verona, Aldrovandi fu impegnato nella cura dell’Orto botanico di Bologna, da lui fondato, di cui si servì come strumento per l’insegnamento dei semplici. Per portare a termine il suo progetto di realizzare una rappresentazione completa di tutto il mondo naturale, egli assunse a tempo pieno scrivani, disegnatori ed incisori, tra i quali merita una menzione a parte, per la qualità e la quantità del lavoro svolto, il pittore Jacopo Ligozzi.  Gran parte dei volumi pubblicati hanno per oggetto la zoologia (uccelli, quadrupedi, rettili, insetti, molluschi, crostacei, pesci e cetacei). Il Musaeum metallicum descrive i minerali, i fossili, i cristalli, le conchiglie e i reperti etnografici raccolti negli anni dall’Aldrovandi. La Monstrorum historia è un grande trattato di teratologia, in cui, accanto a mostri immaginari, sono illustrate mostruosità umane, animali e vegetali. L’ultimo volume, Dendrologia, pesantemente manipolato dal curatore Ovidio Montalbani, è invece l’unico dedicato alla botanica e si basa sul grande erbario in più volumi messo insieme dall’Aldrovandi. Questi nacque a Bologna nel 1522. Carattere irrequieto, all’età di circa quindici anni si unì ad un pellegrino incontrato sulla via e raggiunse Santiago de Compostela. Rientrato nella sua città nel 1639, si dedicò allo studio della giurisprudenza. Tra il 1548 e il 1549 fu a Padova, per seguire i corsi di filosofia, matematica e medicina. Nel 1549, dopo aver subito un processo per eresia, Aldrovandi fece due incontri decisivi per il proseguo della sua carriera. Conobbe infatti il naturalista francese Guillaume Rondelet, allora in visita a Bologna in qualità di medico del cardinale Tournon, che stava raccogliendo materiale per il suo grande libro sui pesci, e il semplicista Luca Ghini, insegnante a Pisa e direttore dell’Orto botanico di quella città.  Conseguita la laurea in filosofia e medicina nel 1553, l’anno successivo Aldrovandi cominciò ad insegnare, prima come lettore di logica, quindi come docente di filosofia, infine, dal 1556, in qualità di professore di semplici. Nel 1568 promosse nel recinto del palazzo comunale l’Orto botanico di Bologna, il quinto istituito in Italia in ordine di tempo, di cui divenne direttore. Ricoprì poi varie cariche pubbliche nell’ambito della municipalità e del Collegio dei medici.Fu amico di vari scienziati del tempo, tra cui, oltre al già citato Ghini, ricordiamo Cesare Odoni, con il quale condivise la cattedra dei semplici fino alla sua morte (1571), Luigi Squalermo detto Anguillara, prefetto dell’Orto botanico di Padova, il medico bellunese Andrea Alpago e lo speziale veronese Francesco Calzolari. Ritiratosi dall’insegnamento nel 1600, Aldrovandi si dedicò negli ultimi anni alla pubblicazione delle sue opere. Morì a Bologna nel 1605.

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