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    IL CARTIGLIO - Intervista a un giovane libraio

    Siamo stati recentemente alla fiera del libro antico di Londra, un evento unico dove si possono ammirare stampe antiche, manoscritti miniati, prime edizioni autografate, grandi atlanti da collezione, libri d’arte e articoli da collezione unici.
    Abbiamo anche fatto due chiacchiere con Luca Cena, giovane libraio della libreria antiquaria Il Cartiglio di Torino, membro ALAI. Ci siamo confrontati su com’è la vita di un giovane libraio, sul collezionismo, sulla questione esportazioni e molto altro. Buona lettura!

    Innanzitutto come’è nata la libreria Il Cartiglio e come si è sviluppata negli anni?

    La Libreria Antiquaria Il Cartiglio nasce nel 1985 grazie a mio padre Roberto e mia madre Elsie che decidono di avviare l’attività. Sono gli anni d’oro del commercio librario, il duro lavoro unito a serietà professionale e perseveranza pagano ancora, pertanto in pochi anni la libreria diventa un punto di riferimento per il collezionismo italiano del libro e della stampa antica. All’epoca della sua fondazione la libreria era specializzata prevalentemente in opere di storia locale, prime edizioni, incunaboli e cartografia.

    Oggi invece, pur continuando a trattare anche gli altri generi, ci stiamo concentrando sempre più sul mercato internazionale quindi verso il collezionismo scientifico, in particolare medicina, scienza e astronomia di cui gli amatori oltreoceano sono alla continua ricerca.

    Cosa ti appassiona di più del lavoro che fai?

    Il mio mestiere è composto da innumerevoli sfumature, alcune delle quali meravigliose come l’emozione di scoprire un oggetto raro oppure la palpitazione durante la trattativa per il suo acquisto. Venderlo invece è solo la fase finale di un percorso, paradossalmente la più facile e quindi meno emozionante. Anzi, per un commerciante di libri rari separarsi da un’opera, seppure a fronte di un guadagno, è sempre motivo di preoccupazione perché non si sa quando ricapiterà l’opportunità di possederla.

    Operando anche come advisor e consulenti per valutazioni, perizie legali e lasciti testamentari abbiamo l’opportunità di incontrare collezioni straordinarie, accompagnando i proprietari in percorsi che sarebbero altrimenti difficili senza il supporto di un operatore del mercato serio e preparato.

    Inoltre, da qualche tempo siamo accreditati come casa d’aste. E’ una strada nuova con enormi potenziali che ci sta entusiasmando sempre di più, i primi risultati fanno ben sperare e l’intenzione è quella di dedicar

    vi sempre maggiori risorse. In questo modo riusciamo a garantire ai proprietari di certe tipologie di beni artistici un ricavo sicuramente maggiore, con loro concordiamo i prezzi di vendita instaurando un rapporto di fiducia che riteniamo fondamentale per una proficua collaborazione.

    Qual è il libro o l’articolo da collezione più interessante in cui ti sei imbattuto?

    Nel 2015 abbiamo scoperto e acquistato una serie di carteggi di Camillo Benso Conte di Cavour: tra le carte rinvenute vi erano un diario scritto a mano che si credeva perduto, un inedito taccuino su cui il Conte annotava gli atteggiamenti, da lui ritenuti fedifraghi, della moglie morganatica del Re, la “Bela Rusin”, e addirittura i suoi celeberrimi occhiali da miope. Tutto il materiale ritrovato è oggi in possesso del Museo Cavour di Santena il quale ha acquistato la piccola collezione grazie ad una fruttuosa collaborazione tra storici, Sovrintendenza e noi del Cartiglio.

    Qual è l’articolo più strano o insolito che hai attualmente in vendita?

    L’articolo più strano che in questo momento ho in libreria non è in vendita in quanto (oltre che essere vietata per legge) fa parte della mia collezione privata: si tratta di un caimano impagliato degli inizi del XIX secolo, lo chiamiamo Alfred.

    Il tuo libro preferito è…

    Non ne ho (ancora) uno in particolare. Rimango facilmente impressionato dai grandi atlanti, la cartografia e i racconti degli esploratori del passato. Non importa il loro valore, in questo caso per me conta il puro piacere di intrufolarmi nelle imprese di quegli uomini che secoli fa scoprirono il mondo. Divento matto quando su una carta geografica leggo “Terra incognita”.   

    Sei un collezionista? Se sì di cosa?

    Sì sono un collezionista, anche se anomalo perché nonostante il mio mestiere mi concentro pochissimo su opere librarie (forse perché mi bastano quelle che tratto ogni giorno). Colleziono molta grafica, dai memento mori ai poster originali del periodo psichedelico dei Pink Floyd. Ho una passione per l’ephemera in generale, mirabilia e oggetti curiosi. Mi rendo sempre più conto che casa mia sta prendendo le sembianze di una Wunderkammer più che l’appartamento di un trentenne.

    Che esperienza è stata per te la fiera di Londra?

    Londra, così come New York e le altre fiere internazionali, sono sempre uno spunto di riflessione. In quelle occasioni si percepiscono le dinamiche del mercato internazionale e si ha l’opportunità di intuire la direzione giusta verso cui fare rotta per migliorarsi continuamente. Ogni volta che torno da una fiera porto con me un’idea nuova e mi impegno nei mesi successivi a metterla in atto, darle spazio e fiducia vuol dire essere già a metà dell’opera, se poi non va bene sarà la fiera successiva a fornire un nuovo stimolo.

    Ma le esperienze all’estero sono anche un’occasione fondamentale per incontrare clienti nuovi, istituzioni pubbliche e soprattutto lavorare a fianco dei più grandi librai al mondo che sono l’esempio, con mio padre, a cui guardo sempre. 

    Quali sono le sfide di oggi per un giovane libraio italiano?

    In generale per un giovane libraio la sfida maggiore, così come in qualunque altro mestiere, è sapere dimostrare le proprie capacità a chi fa questo lavoro da molto più tempo. Ma devo dire che all’estero è più facile perché da quelle parti la data di nascita conta poco, se sei bravo allora meriti un posto tra i grandi, al contrario se sei scarso o hai poca voglia potresti aver anche cento anni di esperienza ma non sarai mai degno di particolare attenzione.

    In particolare per un libraio italiano la vera sfida è quella di poter essere competitivi in un mercato, volenti o nolenti, ormai globalizzato. A tal proposito è necessario un approccio differente rispetto al passato, occorre  una sempre maggiore consapevolezza, preparazione, professionalità, capacità di marketing e comunicazione. Ma per essere competitivi internazionalmente non basta fare affidamento sulle proprie risorse, bisogna essere accompagnati da una struttura statale e burocratica agile e snella nel seguirti; soprattutto capace di incoraggiare, come per qualunque altro settore economico, la possibilità di stare sui mercati internazionali e di farlo in modo competitivo. Invece in Italia succede l’opposto, la nostra categoria è mal percepita dagli organismi pubblici, tanto più colpevolizzata se tende all’internazionalizzazione. Il motivo principale ruota tutto intorno alla concezione del bene culturale che nel nostro Paese, tendenzialmente, viene concepito spesso come “pubblico” per default, concezione vetusta oltre che contradditoria con il diritto privato. Da qui discende la complessa norma sulle esportazioni che non solo non aiuta le realtà imprenditoriali antiquarie ma, di fatto, contribuisce in modo importante a non renderle competitive sui mercati internazionali.

    Pensiamo ai permessi di esportazioni necessari affinchè un bene avente più di cinquanta anni possa essere venduto ed esportato all’estero, permesso necessario in Italia qualsivoglia sia la natura dell’oggetto e qualunque sia il suo valore.

    La norma di per sé è molto condivisibile nel suo intento: tutelare il patrimonio culturale italiano impedendone il depauperamento.  Il problema è che mentre negli altri Paesi europei ci sono delle soglie di valore sotto le quali il bene è esportabile, in Italia non esiste alcuna deroga al principio generale secondo il quale “tutto” deve essere soggetto a permesso di esportazione se ha più di 50 anni.

    Ma cosa intendiamo per patrimonio culturale italiano? Qui si scatena la disputa tra “statalisti” e “liberisti”, i primi a sostenere che tutto può essere di interesse pubblico e gli altri che pongono dei distinguo a difesa del diritto privato. E’ materia molto difficile e controversa in quanto vi sono valide ragioni in entrambe le posizioni. Bisognerebbe che ognuno dei contendenti mettesse da parte il substrato ideologico che a volte permea queste posizioni per arrivare ad un compromesso serio che possa coniugare la bontà delle ragioni di entrambe là dove possibile, permettendo al legislatore di correggere una norma che di fatto presenta lacune interpretative e un eccesso di burocratizzazione tali da rendere davvero dura la vita agli operatori che si rivolgono al mercato internazionale.

    Pongo un facile esempio: ho un libro tedesco da 200 euro sulla flora della Renania, quindi informo il collezionista interessato (di Francoforte) che dovrà aspettare 30/40 giorni per poterlo avere perché è il tempo necessario per ottenere l’attestato di libera circolazione. Lui, come moltissimi altri miei clienti, non ha voluto aspettare e ho perso la vendita. E di questi esempi se ne potrebbero fare moltissimi altri, dato che il mercato non è fatto in prevalenza da libri dalle valutazioni importanti, bensì, soprattutto, da libri di media e piccola importanza economica.

    A mio parere, se il problema concettuale della tutela di cui prima parlavo non fosse superabile, sarebbe almeno necessario, se non indispensabile, introdurre una soglia di valore, al di sotto della quale sia sufficiente un’autocertificazione per poter esportare un oggetto antico. In questo modo l’antiquario dovrebbe rispondere della veridicità di quanto certifica ma a fronte della possibilità di esportare in breve o brevissimo tempo opere di scarso o inesistente valore per il patrimonio culturale italiano.

    Per gli antiquari che volessero abusare dell’autocertificazione dichiarando il falso o peggio omettendola, ben vengano pesanti sanzioni.

    In Europa da anni vige una normativa comunitaria per la quale esistono già queste soglie di valore e quasi tutti gli altri Paesi l’hanno recepita, noi invece in Italia continuiamo quella malsana e ormai consolidata usanza secondo la quale siamo europei solo a metà, pronti a dividere gli oneri ma non altrettanto i possibili benefici.

    Questo è l’argomento che riguarda proprio i criteri sulle esportazioni delle opere d’arte presenti nella norma in discussione nel “Ddl concorrenza” che il governo Italiano in questi mesi sta perfezionando e che ci auguriamo possa finalmente permetterci di recuperare la competitività perduta in questi anni rispetto ai nostri colleghi europei.

    Come vedi il futuro?

    Lo vedo bene, lo vedo in battaglia e sempre alla ricerca di nuove avventure. Mi ritengo molto fortunato, mi rendo conto che non sono in molti a poter dire di amare il proprio lavoro, ma nemmeno io lo amavo così tanto all’inizio. Ho faticato molto per trovare il mio posto e tuttora sono ancora in cammino, dedizione e perseveranza sono la chiave per tutto.

     

    L'intera intervista è disponibile sul sito Abebooks.it

     

    IL CARTIGLIO - “In Italia il mercato dei libri antichi frenato da troppa burocrazia”

    Allarme di Cena, ex presidente degli antiquari piemontesi
    “Da anni chiediamo un confronto senza essere ascoltati”

    MARINA PAGLIERI

    Da pochi giorni è tornato da New York, dove ha riscosso un buon successo all’ultima edizione dell’«Antiquarian
    Book Fair». E sta per partecipare alla Mostra internazionale di libri antichi e di pregio che aprirà a Milano venerdì. Roberto Cena, titolare con il figlio Luca della libreria antiquaria «Il Cartiglio» di via Po, già presidente
    dell’Associazione Piemontese Antiquari, continua a portare in giro i suoi incunaboli e volumi rari. Ma non nasconde il fatto che quel mondo non sta vivendo in Italia un periodo felice, nonostante a Torino ancora resista un numero quasi da primato di botteghe e studi bibliografici, rispetto al resto del Paese.

    Roberto Cena, come sta il mercato dei libri antichi? «Il mercato è cambiato molto da noi negli ultimi dieci anni: le difficoltà economiche hanno portato a una selezione dei clienti, stringendo e verticalizzando la piramide. La migliore mostra al mondo, un tempo a Milano, è ora quella di New York a cui abbiamo appena partecipato. Là le biblioteche pubbliche sono presenti in forze e comprano, così come i direttori dei principali istituti e i grandi collezionisti privati, molti dei quali, con spirito da mecenati, rendono le loro raccolte fruibili dal pubblico».


    È un altro mondo? «Sì, ma è un mondo che ho conosciuto anche qui in altri tempi. Ci si dovrebbe chiedere perché il nostro Paese sia scivolato così indietro e provare a trovare correttivi adeguati, in modo tale
    che da esportatori dei libri migliori torniamo a essere importatoriarricchendo di nuovo il patrimonio
    italiano come abbiamo fatto per anni. E creando una nuova generazione di collezionisti ».

    Quali sono le maggiori difficoltà? «Il mercato italiano è troppo appesantito, dalla crisi economica
    e da un eccesso di burocrazia. Il dover comunicare i dati fiscali per acquisti, pure ovviamente leciti
    e tracciati, superiori ai 3600 euro, non incoraggia certo gli acquirenti. Dobbiamo chiedere il permesso di esportazione alla soprintendenza per i libri e le stampe che hanno più di 50 anni, una follia che pregiudica le vendite su internet per i libri minori, gravati dai costi per l’esportazione e da tempi di attesa, così come
    non possiamo vendere a stranieri di passaggio senza avere richiesto la licenza di esportazione. È poi la recente riesumazione da parte del ministero di una circolare del 1974, mai applicata, che vieta l’esportazione di autografi  manoscritti antecedenti il 1815. Che senso ha? Sono anni che la mia categoria prova ad
    aprire un confronto serio su tali argomenti, ma senza risultato».


    Che cosa si aspetta dalla mostra di Milano? «È la più significativa che questo settore possa esprimere oggi in Italia, un tentativo serio di divulgare la conoscenza, lo studio e il possesso di meraviglie bibliografiche
    spesso di grande rarità e bellezza. Ma avrà 35 espositori, a New York erano 200. C’è una cosa che vorrei aggiungere».


    Ovvero? «Non voglio limitarmi a presentare un cahier de doléance, bensì segnalare una crisi che investe
    tutto il mercato antiquario, non solo quello dei libri».

    Il Cartiglio - Acquisizione carteggio Cavour/Thaon di Revel

    “Per il superiore interesse dello Stato” il carteggio tra Camillo Benso di Cavour e Ottavio Thaon di Revel, cronaca di un’operazione di rifinanziamento del debito del Regno di Sardegna, 1851

    Mai titolo di una conferenza fu più opportuno e rispondente alle passate e attuali congiunture.

    Martedì 8 novembre, nella sala conferenze dell’Archivio di Stato di Torino in Piazzetta Mollino 1, Il direttore Monica Grossi ha presentato la nuova acquisizione, da parte della Soprintendenza Archivistica del Piemonte, di un fondo di carte private di Ottavio Thaon di Revel, avvenuta su segnalazione di Roberto Cena, della Libreria antiquaria “Il Cartiglio” di Torino, già protagonista dell’acquisizione dei diari di Cavour da parte della Fondazione Cavour di Santena, avvenuta appena un anno fa. A dimostrazione che, anche per quanto concerne la tutela e la conservazione, il prevalere del “superiore interesse dello Stato” e la collaborazione tra pubblico e privato possono condurre a risultati di soddisfazione per tutte le parti coinvolte, a vantaggio della fruizione di studiosi e cittadini.

    I documenti ora ritrovati sono alcune delle carte di Ottavio Thaon di Revel (1803-1868), Primo Segretario di Stato alle Finanze, poi Ministro delle Finanze e Senatore, già appartenenti all’archivio della famiglia Thaon di Revel (sec. XIV-1910), originariamente conservato presso la villa di famiglia a S. Raffaele Cimena (To). L’archivio era composto per lo più da documenti relativi all’amministrazione dei beni di famiglia, dalle carte attinenti l’attività politica di Ottavio e da complessi archivistici di famiglie legate ai Thaon di Revel da rapporti di parentela.

    I documenti in questione, con molta probabilità erano già conservati separatamente, quando nel 1969, il conte Carlo Francesco Thaon di Revel chiese ed ottenne di depositare le carte di famiglia presso l’Archivio di Stato di Torino (riordinate in 161 faldoni e sommariamente inventariate nel 1976). La dispersione degli scritti a carattere politico, avvenuta o perché lo stesso Ottavio conservava separatamente i carteggi di carattere pubblico da quelli relativi agli affari famigliari, o perché gli eredi, attribuendogli un particolare valore in relazione alla rilevanza storica del ministro Thaon di Revel, scorporarono tali documenti dall’archivio, trova ora ricomposizione.

    Parte della corrispondenza politica di Ottavio Thaon di Revel, un complesso documentario composto da 1271 carte ordinate in 60 fascicoli, era già ricomparsa sul mercato antiquario, messa all’asta da Christie’s a Roma, il 10 aprile 1990; in tale occasione il fondo venne acquistato dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio e consegnato all’Archivio di Stato di Torino, sua collocazione naturale.

    Si ritiene che i documenti ora ritrovati, attinenti alla vicenda del prestito internazionale trattato da Ottavio Thaon di Revel nel 1851 a Londra su incarico del governo sardo, furono trattenuti dal conte Carlo Francesco e successivamente alla sua morte, avvenuta nel 1973, passarono nelle mani degli eredi Maurizio, Maria Teresa, Maria Grazia, Paola, Ludovica, Gabriella.

    Nella primavera del 2016, Maria Grazia Thaon di Revel e il fratello Maurizio hanno ceduto la totalità delle carte superstiti all’antiquario torinese Roberto Cena, che ha segnalato la disponibilità dei beni alla Soprintendenza Archivistica; su proposta di quest’ultima, ricevuto parere favorevole dell’Archivio di Stato di Torino, nell’ottobre 2016, la Direzione Generale Archivi del MiBACT ha acquistato il complesso archivistico (per la cifra di 22500 euro, valutazione in linea con il mercato), consentendo il ricongiungimento di questi documenti alla restante parte dell’archivio della famiglia, già  conservato presso l’Archivio di Stato.

    L’esistenza delle carte era già nota a partire dalla fine del XIX secolo, quando le lettere inviate da Cavour a Ottavio Thaon di Revel furono trascritte e pubblicate dallo storico Luigi Chiala (volume del 1883 intitolato Lettere edite e inedite di Camillo Cavour). Tra le carte ora acquistate vi è una lettera dello stesso Chiala, in cui lo storico riferisce di restituire alla famiglia Thaon di Revel 35 lettere di Cavour che gli erano state prestate. Dobbiamo dunque pensare che il carteggio, comprendente le lettere di Cavour, fosse tenuto in particolare conto dalla famiglia e per questo non sia stato compreso nel versamento del 1969.

    A distanza di quasi un secolo dall’edizione di Chiala, gli storici Carlo Pischedda e Clotilde Rivolta ebbero nuovamente accesso all’archivio in qualità di curatori dell’epistolario cavouriano per la Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi di Camillo Cavour; gli esiti della ricerca furono editi solo successivamente in Camillo Cavour, Volume VIII, 1983. A questa verifica non risultarono però presenti tutte le lettere visionate dal Chiala: 11 esemplari inviati da Cavour a Thaon di Revel erano infatti irreperibili e per l’edizione gli autori dovettero far riferimento ai testi pubblicati nella precedente edizione.

    La segnalazione di Roberto Cena ha consentito dunque alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Piemonte e al responsabile Giuseppe Banfo di ricostruire le complesse vicende del fondo documentale e di accertarne l’autenticità e la rilevante importanza per il patrimonio culturale nazionale.

    Il nucleo di documenti integra il fondo della famiglia Thaon di Revel e fornisce materiale prezioso per lo studio e l’approfondimento di questa fase storica e delle personalità di Camillo Benso di Cavour e Ottavio Thaon di Revel.

    Raffaella Tione ( per la Gazzetta di Torino - http://www.gazzettatorino.it/16116-2/ )

    Il Cartiglio - Consulenza per la donazione Beltrame

    TUTTA LA SCIENZA DELL'INGEGNERE: Passano da Christie'sil 13 luglio 100 meraviglie di bibliofilia scientifica dalle collezioni dell'imprenditore e filantropo Giancarlo Beltrame. La Libreria Il Cartiglio, consulente ed advisor della famiglia Beltrame, favorisce la donazione di oltre 300 libri alla Biblioteca Civica  Bertoliana.

    Il Cartiglio - Ritrovamento dei carteggi di Camillo Cavour

    Il Diario scritto a mano che si credeva perduto, un ignoto taccuino su cui annotava le scappatelle del re. Cavour risorge in un'antica libreria torinese.

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Mostra Internazionale LIBRI ANTICHI E DI PREGIO...

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